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Approfondimenti

girotondo2Pedagogia – Introduzione

L’evoluzione della moderna civiltà tecnologica ha portato l’umanità al raggiungimento di meravigliose conquiste in ogni campo, al prezzo della perdita di gran parte della saggezza e delle tradizioni che l’avevano sorretta e guidata nei secoli passati. Di questo sono consapevoli in molti. Se da un lato non possiamo pensare di riprodurre le condizioni in cui un tempo erano trasmesse le esperienze e le conoscenze di vita, dall’altro possiamo affermare che al giorno d’oggi, solo una volontà individuale cosciente può riunire l’aspetto materiale-tecnologico dell’esistenza ad una cultura che coniughi gli ideali di libertà, di uguaglianza e di fraternità. Nell’educare dobbiamo pertanto favorire lo sviluppo della volontà e della sfera emotiva, così da fornire al bambino che sarà uomo gli strumenti indispensabili per fondare una nuova cultura, al cui centro ci sia l’interesse e l’amore per l’altro.

La prima condizione per liberare, stimolare e favorire la gioia dell’azione, la spontaneità dei sentimenti, la curiosità della scoperta è la presenza di educatori che abbiano sviluppato il più possibile tali qualità in un costante lavoro di autoeducazione. Ciò che viene trasmesso e perdura nella coscienza degli allievi non è principalmente “cosa” si insegna, ma eventualmente “come” si insegna e soprattutto “chi” insegna. Sempre più occorrerà sviluppare un’arte dell’educare che non dipenda da metodi, piani di studi o stili, ma che, attraverso un cammino di evoluzione interiore, porti l’educatore a sviluppare nuovi talenti e nuove competenze.
è importante che l’insegnante sia disponibile a mettersi in gioco per generare a nuovo tutto ciò che porta nell’insegnamento e che assuma un atteggiamento artistico sia nei rapporti con gli alunni, sia nella rielaborazione delle materie insegnate. Per far ciò, deve basare il proprio operato su di una antropologia capace di guardare nelle profondità dell’esistenza umana.

L’attuale momento storico richiede un grande senso di responsabilità nei confronti del mondo dell’infanzia. Il binomio educazione-istruzione è spesso messo in crisi dalla facilità con cui possono essere acquisiti i “saperi”, spesso slegata da una sana moralità. Le persone più sensibili sentono la necessità di una pedagogia non “escogitata”, ma basata su un’antropologia vivente, ovvero sulla coscienza delle tappe evolutive che il bambino, poi ragazzo ed infine giovane, attraversa nei primi tre settenni di vita.

La visione del mondo alla base di tale arte pedagogica guarda alla armonica unione delle tre sfere nelle quali operano la scienza, l’arte e la religione, ed alla nascita di una cultura che ponga al proprio centro l’uomo responsabilmente attivo nei tre campi, e non eccessivamente specializzato o scisso.
L’azione pedagogica non vuole pertanto esaurirsi nell’ambito prettamente scolastico, ma prosegue e si amplifica nella vita sociale, perché si propone di formare individui attivi e partecipi alla vita dei propri simili. Lavora per la vivificazione di una situazione culturale “fredda” ed atrofizzata da una società, nella quale la tendenza ad un eccessivo uso dei mezzi tecnologici tende, paradossalmente, a livellare le individualità. La cura e lo sviluppo dell’unicità di ciascun essere umano, rispettoso dell’essere proprio ed altrui, apre la strada verso la realizzazione dell’ideale dell’individualismo etico.

La pedagogia Steiner-Waldorf riesce ad essere presente in tutti i continenti e presso tutti i popoli della Terra perché propone un’immagine universale dell’uomo, capace di superare le differenze di etnie, di religioni, di costumi. La libertà di insegnamento che ne sta alla base non vuole essere l’espressione di un libero arbitrio del singolo ma è la risultante di una elaborazione continua, sia individuale che collegiale, delle basi antropologiche e della didattica che da esse consegue. L’impegno profuso dai partecipanti nel progetto pedagogico diviene l’elemento sostanziale capace di tenere insieme una comunità scolastica nella quale venga preparato il futuro, partendo dalla realtà d’oggi.
Quando nel 1919 Rudolf Steiner pose le basi per la fondazione di una nuova pedagogia, fu per rispondere ad una precisa richiesta d’aiuto, dedicandosi alla formazione del nucleo d’insegnanti della prima scuola Waldorf. Ciò che venne delineandosi fu un modo di educare all’interno di una precisa visione dell’uomo e del mondo che desse preminenza alle qualità spirituali dell’individuo in evoluzione. Da allora, quasi un secolo è passato e gli insegnanti delle scuole Waldorf hanno assiduamente approfondito e adeguato la pedagogia steineriana mediante un processo di formazione permanente, sia all’interno delle riunioni settimanali di collegio, sia attraverso convegni tematici che vedono a volte riunite più scuole e spesso aperti ai genitori, in una comune ricerca che possa rispondere alle esigenze di una società in continuo e rapido cambiamento.

Si crea così un clima di condivisione in cui le famiglie sono parte attiva e fondamentale del processo educativo, partecipando allo sviluppo dei propri figli in sintonia con gli insegnanti.
Lo studio dei contenuti dell’antropologia Steiner-Waldorf permette di acquisire la sensibilità necessaria ad accompagnare il graduale inserimento dell’individualità degli alunni nella realtà terrena, tenendo in considerazione le necessità delle diverse fasi evolutive e adeguando, quindi, l’insegnamento sia nella forma sia nei contenuti.

Tale adeguamento tiene conto delle innumerevoli diversificazioni che presentano i vari popoli della Terra, sia per caratteristiche fisiche, ritmi di vita, realtà ambientali; sia per cultura, religione e costumi. Il piano di studi di base viene autonomamente, responsabilmente e consapevolmente elaborato in tal senso dagli insegnanti delle scuole operanti nel territorio, in modo da inserirlo nella realtà culturale, educativa e didattica locali.
L’immagine dell’uomo che si rivela dalla visione del mondo di Rudolf Steiner è quella di un’entità dotata di una organizzazione fisica, vitale, emotiva, che può essere portata alla maturazione necessaria a contenere in sana armonia l’eterno nucleo individuale in continua evoluzione. La possibilità di evoluzione dell’Io è legata alla capacità di agire per mezzo degli strumenti corporei, emotivi e di pensiero nel corso dei primi vent’anni di vita: il pensiero creativo riscaldato dal sentimento e la volontà operante guidata da ideali, riescono a trasformare passioni egoistiche in amore per il mondo e per gli altri uomini.

Respingo l’idea
che la scuola debba insegnare direttamente
quelle conoscenze specializzate che si dovranno usare poi nella vita.
Le esigenze della vita sono troppo molteplici perché appaia possibile
un tale insegnamento specializzato nella scuola.
La scuola dovrebbe sempre avere come suo fine
che i giovani ne escano con personalità armoniose, non ridotti a specialisti.
Lo sviluppo dell’attitudine a pensare e giudicare indipendentemente
dovrebbe essere sempre al primo posto.

Albert Einstein

IMG_5851Pedagogia e antroposofia

L’Antroposofia risponde al desiderio dell’uomo di acquisire una relazione cosciente con il mondo soprasensibile e cioè con un mondo non esperibile attraverso i sensi fisici umani. Numerose persone oggigiorno cercano una via per compenetrare con conoscenza l’essenza spirituale dell’uomo ed il suo nesso con il cosmo. Nell’Antroposofia, elaborata da Rudolf Steiner (1861-1925), gli uomini possono trovare una via di conoscenza grazie alla quale ampliare le proprie possibilità di percezione e di esperienza. Rudolf Steiner ha descritto questo cammino di formazione e meditazione nel libro “Iniziazione” nonché in altri testi fondamentali quali “Teosofia” e “Scienza occulta”.
L’Antroposofia non è una dottrina, bensì uno stimolo per l’uomo a rivolgere la propria attenzione ed il proprio interesse anche verso fenomeni di realtà animico-spirituali che vanno al di là del mondo materiale. Le opere di Rudolf Steiner danno la possibilità di formare concetti atti a sviluppare tali conoscenze ed un agire in presenza di spirito. Una concezione del mondo materialistica che nega l’esistenza delle realtà animico-spirituali disconosce all’Antroposofia qualsiasi scientificità. Per contro i frutti dell’Antroposofia danno testimonianza diversa. Oltre alla pedagogia Waldorf sviluppata da Rudolf Steiner, hanno trovato ampio riconoscimento la medicina antroposofica, l’agricoltura biodinamica e la pedagogia curativa.
Ma Rudolf Steiner ha offerto degli impulsi pionieristici anche in altri ambiti occupandosi di matematica e scienze naturali, la cui conoscenza è stata da lui spesso considerata premessa per la comprensione dell’Antroposofia e ha, ad esempio, curato il lascito degli scritti scientifici di Goethe. Per questo motivo la sua opera filosofica principale “La filosofia della libertà” ha come sottotitolo “Risultati di osservazione animica secondo il metodo delle scienze naturali”. Il metodo conoscitivo di Steiner non era affatto vago, tantomeno occulto-nebuloso, come potrebbe sembrare a chi non conosce la sua opera. Il suo ampio operato tocca quasi tutti gli ambiti del sapere umano ed è contenuto in un’opera omnia di 360 volumi, che difficilmente trova eguali.
L’Antroposofia risponde a tante questioni vitali. Numerose persone orientano il proprio lavoro quotidiano secondo le esposizioni scientifico-spirituali di Rudolf Steiner. Nei Gruppi (Zweige) della Società Antroposofica le persone si trovano per studiare insieme l’Antroposofia e per uno scambio di esperienze. L’interessato, può trovare qui anche i luoghi e gli appuntamenti per un primo incontro con l’Antroposofia.

sfondo ottobre 2013I cardini della pedagogia

L’aspetto antroposofico-antropologico
Alla base della pedagogia Steiner-Waldorf vi sono un’antropologia e una psicologia evolutiva, che sono contenute nel testo fondamentale “Antropologia generale” di Rudolf Steiner (1919).
La pedagogia Steiner-Waldorf parte dalla premessa che ogni essere umano vive tre diversi aspetti dell’esistenza: quello esteriore/fisico, direttamente percepibile attraverso i sensi; quello interiore, fatto di esperienze personali, che gli permette di relazionarsi con il mondo esterno e che si esprime nei suoi pensieri, sentimenti e atti volitivi; quello in cui nella sua individualità giungono ad esprimersi ideali e contenuti patrimonio dell’intera umanità; in essi il mondo e l’esistenza si rivelano all’individuo nella loro natura reale e completa.
Tutto lo sviluppo umano può essere visto come l’interazione, all’interno di ogni persona, tra il nucleo spirituale che vuole esprimersi appieno e l’organismo ereditato, che deve essere individualizzato. La corporeità deve prima diventare una casa per l’anima e per lo spirito, con porte e finestre aperte sul mondo; poi dovrà diventare il mezzo attraverso il quale l’individuo si rapporta con un contesto sociale, culturale e ambientale. Per questo il compito centrale della pedagogia Steiner-Waldorf è quello di rafforzare l’Io, il nucleo essenziale di ogni individuo, facilitandone l’inserimento nell’organismo fisico, nei suoi ritmi e nei suoi processi, aiutandolo così a sviluppare le facoltà con cui esprimere se stesso, mettendolo in grado di relazionarsi con il mondo e le altre persone, in modo socialmente fruttuoso. Il lavoro dell’educatore va quindi in due direzioni opposte: da un lato dall’alto verso il basso, sostenendo l’inserimento dell’Io dell’allievo, dall’altro dal basso verso l’alto, stimolando le competenze che permettano all’essere umano in divenire di trovare un collegamento con il suo nucleo essenziale, in un percorso che questi sia in grado di guidare sempre più responsabilmente in prima persona.
Partendo infatti dal presupposto che l’educazione è, da un certo momento in poi, autoeducazione, l’insegnante svolge un lavoro su se stesso per poter divenire un collaboratore del processo evolutivo del bambino, offrendo per quanto possibile l’ambiente migliore perché ciò possa avvenire. Il maestro può fare questo al meglio se conosce in profondità le leggi che regolano lo sviluppo dell’essere umano.

Antropologia ed elementi di pedagogia

La pedagogia Steiner-Waldorf riconosce tre fondamentali fasi di sviluppo, o settenni, nelle quali l’educatore ricopre, pur in maniera differenziata, un ruolo fondamentale: dalla nascita a 7 anni, il periodo prescolastico; da 7 a 14 anni, quello del ciclo di base (classi I-VIII); da 14 a 21 anni, quello principalmente della scuola superiore. Ognuna di queste fasi presenta significative e specifiche caratteristiche nella maturazione fisica, psicologica e spirituale dell’essere umano.
Alla nascita, l’Io è attivo soprattutto nella costruzione del corpo fisico. A circa sette anni, alcune delle forze che erano attive alla formazione degli organi, diventano gradualmente superflue per le loro funzioni organiche. Sono perciò disponibili per aiutare la comparsa di una vita interiore individuale e particolarmente per supportare il processo di formazione di immagini mentali, di costituzione della memoria e di creazione delle forze autonome di fantasia, fattori tutti essenziali all’apprendimento. All’arrivo della pubertà, le attività dell’anima, che finora sono state integrate nei processi degli organi fisici e di conseguenza nei processi vitali, iniziano ad emanciparsi. L’Io diviene attivo nell’anima, aiutando il giovane a formulare giudizi, a formarsi dei concetti indipendenti e a dirigere gradatamente il proprio comportamento secondo intenzioni coscienti, motivate da ideali.

Nel I settennio il bambino impara principalmente attraverso l’imitazione ed il gioco; assorbe e fa proprie le esperienze fatte in modo inconscio, non essendo ancora in grado di discriminare e di difendersi: sensazioni, stimoli di varia natura, parole, penetrano nella sua interiorità, plasmandolo fin nel suo intimo. Ciò che educa e forma il bambino, lasciando una profonda traccia nel suo linguaggio, nei suoi sentimenti, nel suo modo di pensare e di agire, sono il gesto esteriore e l’atteggiamento interiore delle persone che lo circondano. Fondamentale è anche un ambiente sicuro, amorevole e strutturato, in cui le attività possano realizzarsi in un contesto pieno di significato, in cui si possano stabilire buone abitudini di comportamento, quali la memoria, la devozione, l’ordine, l’ascolto e il godere del mondo naturale.
A quest’età il gioco è un’attività seria e vitale; attraverso di esso si coltivano doti di creatività, immaginazione ed iniziativa. Particolare importanza viene inoltre data a tutte quelle attività ed esperienze che permettono ai bambini di sviluppare le proprie facoltà sensoriali, favorendo così una sana percezione di sé e del mondo circostante, qualità fondamentali per ogni futuro apprendimento. Le esperienze visive, sonore, olfattive, tattili, di movimento, di linguaggio portate con calore e gioiosa vitalità, accompagnano un sano processo di crescita. Nella scuola dell’infanzia l’attività dell’insegnante consiste sì nell’accurata preparazione dell’ambiente in cui il bambino è accolto, ma questa attività è soprattutto di carattere interiore e si esplica coltivando un’attenzione calma e premurosa, che comprenda anche il giusto tono di voce e i giusti gesti, in modo tale che il bambino possa sentirsi sicuro e libero di esprimersi. La presenza dell’insegnante come sostegno e la sua prontezza di spirito sono ciò di cui il bambino piccolo ha maggior bisogno.
Ciò che nel bambino piccolo si fondava sull’imitazione si trasforma, nel II settennio, in uno sperimentare interiore. Le forze d’imitazione, date dalla natura, svaniscono, la direzione viene ora data da ciò che una personalità amata, un’autorità riconosciuta dal bambino, descrive, pensa e insegna; questa autorità è il punto di riferimento dell’apprendimento fino alla pubertà. Il bambino in età scolare presume che il mondo possa essere esplorato, sperimentato e scoperto e vuole sapere che il mondo è interessante, bello ed ordinato all’interno di un tutto integrato. è compito dell’insegnante aprire agli allievi le porte al mondo, non in modo intellettuale, ma attraverso il sentimento e la volontà, con l’attenzione di organizzare ritmicamente l’insegnamento, di accompagnare il bambino in un percorso creativo che lo porti a “vivere” i processi dell’apprendimento e creare abilità e consapevolezze. Ne risulta un insegnamento “artistico”, perché l’educatore cerca di fare del suo lavoro “un’opera d’arte”, organizzando artisticamente gli spazi, i tempi, i ritmi del suo insegnamento, ricercando nel suo operare quotidiano quelle intuizioni che gli permettano di fare la cosa giusta al momento giusto. Il momento didattico deve accompagnare il bambino prima e il ragazzo poi in un processo in cui si coniughino scienza ed arte: il mondo viene presentato per immagini, rintracciando i fili che collegano le cose tra loro e all’uomo stesso, ritrovando ciò che le cose e gli esseri sono ed esprimono prima di venire catalogati, definiti, analizzati; solo in un secondo tempo si arriva alla sistematizzazione scientifica.
L’atteggiamento artistico riveste pertanto un ruolo fondamentale in tutto il ciclo I-VIII classe; è qualcosa di più di una semplice aggiunta di attività musicali, recitative, pittoriche, di modellaggio, di scultura, di euritmia, che pure sono ampiamente presenti nel curricolo. Tutte queste attività, assieme a quelle manuali, sviluppano infatti nel tempo qualità che prevengono il rischio di un precoce indurimento, di un’anticipata cessazione della creatività, di una diminuzione delle forze complessive del giovane in un’età successiva, come invece può risultare da un apprendimento legato fin da subito prevalentemente allo strumento del pensiero.
L’attività interiore dell’insegnante è quella di istituire un collegamento forte e vivente con le materie che insegna: egli non deve solamente conoscerle, ma deve renderle parte di se stesso. Egli cerca di immergersi nella disciplina a tal punto da ottenere un collegamento personale con essa. L’insegnante deve preparare la conoscenza e presentare esperienze che stimolino l’attività interiore e l’interesse degli allievi, al fine di rendere l’apprendimento cosciente attraverso la discussione, il richiamo, la relazione e la formazione di concetti. Questa è la base della sua autorità. Mentre il bambino piccolo imita l’attività interiore ed esteriore dell’insegnante in modo non cosciente, lo scolaro deve imparare ad imparare dall’insegnante. Il maggior vantaggio di avere una continuità nell’insegnante di classe e nel gruppo di insegnanti di materia per molti anni durante questo periodo scolastico è proprio quello di poter sperimentare progressivamente come gli adulti interpretino il mondo, mostrando come entrarvi. Nelle prime classi questo è un processo condotto principalmente dal maestro; a mano a mano che gli allievi crescono, si intensifica l’attività propria, guidata autonomamente. L’intervento dell’insegnante in classe si riduce, aumenta invece il tempo dedicato alla sua preparazione. Con la pubertà, alle soglie del III settennio, si ha un ulteriore importante cambiamento nell’essere umano. Le capacità del pensiero logico, del ragionamento astratto e del giudizio individualizzato si manifestano ora sempre più prepotentemente e possono diventare il principale mezzo per il proseguimento dell’educazione. Va stimolata e sviluppata la fantasia dei ragazzi, che dovrebbe compenetrare continuamente la nascente forza di giudizio. La ricerca di un armonico rapporto tra le forze di fantasia ed il pensiero causale, la facoltà dell’intelletto, è alla base del progetto pedagogico Steiner-Waldorf.
I ragazzi e le ragazze cominciano a porsi delle domande sul loro inserimento nel mondo e vogliono conoscerlo anche nei suoi aspetti più pratici e concreti.
Il rapporto tra alunno e insegnante, improntato sul senso di una naturale autorevolezza, si trasforma: l’insegnante assume una posizione meno preminente, il numero dei docenti si accresce e l’alunno inizia a coltivare rapporti con più persone di riferimento. Si vuole avvicinare ai giovani il contenuto oggettivo del mondo, guardato nella sua rigorosa obiettività, senza per questo tralasciare di sviluppare le qualità della creatività artistica e dell’entusiasmo per l’elemento ideale.

Elementi di didatticalanterne 2012

Quando, perché, come.
La pedagogia Steiner-Waldorf tiene in alta considerazione le tappe dello sviluppo fisico-emotivo dell’alunno e programma le attività didattiche in relazione alla maturità specifica di ogni classe. Materie quali la storia e la geografia, ad esempio, vengono realmente comprese solo quando il bambino ha una piena percezione spazio-temporale (9-10 anni).
Se i contenuti delle varie aree disciplinari vengono portati in anticipo rispetto allo sviluppo dell’alunno, anziché far nascere in lui forze di entusiasmo e partecipazione spontanea, possono creare difficoltà di comprensione, disagio o semplicemente non essere interiorizzate. Viceversa, se i contenuti vengono percepiti dall’alunno come troppo infantili oppure lo sottoimpegnano troppo poco, egli può palesare la sua insoddisfazione sotto forma di apatia o disturbo disciplinare.
I contenuti delle varie aree disciplinari, in particolar modo quelli che richiedono capacità di astrazione, vengono trasformati creativamente dai maestri e portati agli alunni in forma immaginativa-artistica, in modo che siano anche il piugrave; possibile vicini alla realtà concreta e vissuta dai bambini stessi.
Per gli alunni delle classi piugrave; alte diventa particolarmente importante il tipo di approccio all’area scientifica (geologia, astronomia, fisica e chimica, botanica, fisiologia): ogni materia viene vissuta in modo sperimentale e solo successivamente teorico. Il processo di apprendimento consiste in un percorso di sperimentazione, analisi, sintesi, che conduca l’alunno a giungere autonomamente alle conclusioni, alle leggi.

Materia didattica come strumento educativo.
Tutto l’insegnamento ha sullo sfondo l’educazione alla socialità: si gettano le basi per le buone abitudini, si insegnano la cura e il rispetto per le cose, per le persone e per le attività vissute in classe.
In particolare, alcune materie educano il bambino alla percezione e all’ascolto (euritmia, musica e pittura), altre aiutano il bambino a sviluppare il suo senso del movimento, dell’equilibrio e la percezione dello spazio (disegno di forme, geometria, ginnastica, euritmia).
Agli alunni piugrave; grandi vengono riservate attività specifiche che possano avvicinarli alla comprensione della società contemporanea e suscitare interesse e apertura verso il mondo.

Insegnamento a “epoche”.
L’insegnamento delle discipline di base viene impartito a periodi chiamati “epoche”: fin dalla prima classe della scuola primaria, le discipline principali vengono proposte dall’insegnante di classe una per volta, nelle prime due ore della mattinata, per un tempo continuativo che va dalle tre alle quattro-cinque settimane (epoca di scrittura, di calcolo, di storia, di geografia, di letteratura ecc.).
Evitando la frammentazione dell’insegnamento, si favorisce in tal modo lo sviluppo della capacità di concentrazione, la comprensione, l’approfondimento, l’acquisizione e la padronanza da parte degli alunni dei contenuti proposti. L’esperienza anzi mostra che, dopo un periodo di riposo, le nozioni già acquisite riemergono con un livello di maturazione e di comprensione superiore a quanto prima conseguito.
Inoltre, nell’ambito di ciascuna lezione, ogni disciplina è proposta in modo che siano sviluppati l’aspetto operativo, quello affettivo-emozionale e quello cognitivo.
Dopo la “lezione principale” (l’epoca), nella seconda parte della giornata si alternano tutti gli altri insegnamenti: lingue straniere, musica, euritmia, tecnologia ed artigianato, esercitazione di matematica ed italiano, ecc.. Le attività e i contenuti svolti in queste discipline si integrano, laddove possibile, con le tematiche trattate nell’epoca in corso.

Ambiente scolastico e materiali didattici

Gli ambienti e i materiali didattici preparati dagli insegnanti e dai genitori, assumono un carattere educativo, formativo e sociale.
Il materiale didattico è scelto e preparato con criteri atti a favorire anche lo sviluppo sensorio e l’abilità manuale “fine”. Partendo da materiali che appartengono alle esperienze manuali primarie dell’uomo (lana, cera d’api), via via che gli alunni crescono si cimentano alla trasformazione diretta di materie (creta, legno, metalli, pietra) che richiedono sempre piugrave; forza ed abilità anche nell’uso degli attrezzi specifici.
L’attiva partecipazione degli scolari viene sviluppata anche nella compilazione di appositi quadernoni, sotto la guida degli insegnanti, in cui confluiscono, anche in forma artistica, gli aspetti salienti dell’insegnamento. L’attività di stendere i quadernoni stimola la volontà individuale e personalizza lo strumento di acquisizione delle conoscenze.
Negli ultimi anni del ciclo questi quaderni di classe sono arricchiti da dispense, testi e materiale bibliografico, opportunamente scelti per rendere gli alunni sempre piugrave; autonomi e responsabili nello studio.

Feste nella comunità scolastica.
Molta importanza viene data, nella pedagogia Steiner-Waldorf, a tutte le occasioni di incontro dell’intera comunità scolastica, per esempio le feste stagionali e le recite teatrali. Inoltre, quasi ogni mese, le varie classi, dalla I all’VIII, propongono a tutti gli alunni della scuola rappresentazioni artistiche di vario genere (musicali, recitative, ginniche…), rendendoli partecipi del lavoro svolto nelle lezioni.
Tali incontri vogliono avere la funzione di sviluppare un sano senso sociale, creando nei presenti un vero interesse per l’attività e la creatività degli altri.
I piugrave; giovani, di fronte all’esibizione degli allievi piugrave; grandi, sono pieni di ammirazione e sentono che anche loro, un giorno, saranno in grado di fare altrettanto; i piugrave; grandi possono rivivere esperienze significative del passato.

Valutazione.
I genitori ricevono periodicamente una relazione che riguarda il comportamento e i progressi del bambino in ogni ambito: non si fa quindi una semplice valutazione di merito o di rendimento, ma si cerca di inserire questi aspetti come sfondo di una considerazione piugrave; generale dello sviluppo dell’allievo.
La valutazione è uno strumento che serve a monitorare i progressi del singolo alunno rispetto a se stesso, e non deriva dal confronto con gli altri alunni della stessa classe.
Nei primi anni di scuola, al bambino viene consegnata una breve storia o una poesia che rispecchi metaforicamente il suo carattere, i suoi talenti, le sue qualità e fornisca piccoli suggerimenti che in prospettiva lo aiutino a progredire.
Il documento di valutazione ufficiale, destinato nei primi anni solo ai genitori, viene condiviso con i ragazzi a partire dai 12 anni.

01 Finalità educative

Per comprendere la pedagogia steineriana occorre avvicinarsi alla concezione generale dell’uomo e del mondo che Rudolf Steiner ha sviluppato nel corso della sua vita, basandosi su osservazioni fenomenologiche e tenendo conto non solo della realtà fisica, ma anche di quella psichica e spirituale.

La pedagogia steineriana lavora a un’armonizzazione di queste tre componenti nei diversi momenti di crescita, secondo un piano di studi, che non solo segue gli stadi evolutivi dell’allievo, ma stimola importanti esperienze di sviluppo. Infatti, le varie materie insegnate in un certo senso possono risvegliare nuove facoltà, nuovi modi di vedere e di comprendere.

La pedagogia Steiner-Waldorf elabora quindi un piano di studi che ha funzione precipuamente armonizzante, in grado di influenzare l’organismo e i suoi processi vitali. Il curriculum ha anche funzione terapeutica e supporta un sano sviluppo dell’intera persona. Salute significa in questo senso equilibrio dinamico delle forze interne al bambino, significa la capacità del singolo individuo di rapportarsi alle altre persone e al mondo in maniera armonica.

“Favorire la crescita sana e armoniosa di ogni bambino”.
Il Piano di Studi delle scuole Steiner-Waldorf presuppone ed individua un ritmo universale dello sviluppo dell’essere umano che diviene guida e supporto per l’individuazione dei giusti tempi per porre contenuti, compiti, sfide e sostegni adeguati a sviluppare nuove abilità, ponendosi così come “impalcatura” della crescita di ogni individuo.
Il suo fine è quello di sviluppare la parte fisico-corporea del giovane nella maniera più libera possibile, per offrire così agli elementi animico-spirituali la possibilità di evolversi in modo autonomo.

“Sostenere la realizzazione delle potenzialità e la valorizzazione dei talenti di ogni bambino”.
Ogni bambino porta con sé predisposizioni e talenti individuali; compito dell’insegnante è favorirne l’autonomo sviluppo, creando le condizioni affinché possano esplicarsi. L’insegnante è chiamato a modulare il piano di studi generale in funzione di ogni singola individualità. Ciò presuppone una formazione duttile e artistica dell’insegnante che lo metta in grado di agire senza rigidità, di sviluppare capacità di interpretazione, disponibilità a comprendere le singole differenze individuali ed i diversi bisogni, ricettività all’intuizione pedagogica.
La formazione iniziata nei seminari di formazione, e che continua successivamente attraverso lo studio e l’approfondimento individuale e collegiale, è lo strumento con cui ogni insegnante può coltivare queste qualità.

“Sviluppare curiosità, interesse e amore per il mondo. Imparare ad imparare dalla vita”.
Centrale nella pedagogia Steiner-Waldorf è la consapevolezza che tutto il percorso dalla prima all’ottava classe è finalizzato ad avvicinare l’essere del bambino alla comprensione del mondo che lo circonda e a fornirgli gli strumenti per imparare dalla vita. L’insegnante è il mediatore tra l’interesse del bambino per il mondo e la sua interpretazione di esso.
Il mondo viene presentato al bambino attraverso immagini, esperienze e contenuti didattici adeguati al suo sviluppo e alla sua individualità, permettendogli di entrare in relazione con la realtà circostante e di sviluppare quelle abilità che lo metteranno in grado di guidare nella vita futura il proprio apprendimento.

“Accompagnare lo sviluppo di individualità autonome e libere da condizionamenti che sappiano mettere i propri talenti al servizio della società”.
Lo sviluppo di capacità di apprendimento autonome, l’interesse per il mondo, la condivisione delle esperienze in una classe, sono il terreno adatto a favorire lo sviluppo delle capacità sociali di ogni alunno. I bambini imparano da e con gli altri a condividere le esperienze in un ambiente non competitivo ed eterogeneo, sviluppando capacità di collaborazione e imparando ad apprezzare il contributo di ognuno.
Ciò è reso possibile:
a) dalla pratica di un metodo di lavoro che porti tutta la classe insieme verso la conquista di nuove abilità;
b) dalla valorizzazione di discipline e attività socializzanti quali la musica, il coro-orchestra, la drammatizzazione e la recitazione, l’euritmia;
c) da metodiche di valutazione che considerino in primo luogo lo specifico percorso educativo e istruttivo del singolo allievo nel tempo.

“Ricercare il risveglio verso il mondo e i compiti che questo richiede”.
Con gli adolescenti, la prassi educativa della pedagogia Steiner-Waldorf, che mira a sviluppare le capacità intellettuali curando allo stesso tempo le forze creative e la formazione del carattere, si prefigge di sviluppare una serie di competenze: far scoprire al giovane la propria personalità; rinvigorire la sua capacità di giudizio e di discernimento; coltivare la sua volontà morale basata sulla conoscenza; attivare capacità che rendano l’individuo creativo e flessibile in campi non solo scolastici.
L’affinamento di capacità che favoriscano l’affermarsi nella società non è teso però ad accentuare le tendenze egoistiche presenti nell’individuo, ma presuppone la possibilità di mettere al servizio degli altri ciò che si è acquisito. Per questo nella scuola viene costantemente esercitata una competenza sociale.

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